In un contesto che ha sempre considerato il disabile come un peso, rinunciando a trovare la giusta collocazione dello stesso in una visione d’insieme concertata con le altre realtà sociali, il riproporre certi concetti di base anche se possono sembrare obsoleti o retorici, serve a ricordare che le persone con disabilità chiedono pari opportunità e non beneficenza. Per questo è da ritenersi assolutamente valido il principio che l’integrazione in una società tecnologicamente avanzata, di per sé ostile alle parti non produttive, deve essere utilizzata per una reale prevenzione e come base per una reale lotta contro l’emarginazione. Il vecchio atteggiamento, basato in gran parte sulla compassione per la mancanza di autonomia e di difesa, è oggi da superare. Il dovere della società, nella quale tutti viviamo, è quello di liberare gli uomini dagli ostacoli, aiutarli a ritrovare il loro equilibrio, sostituire l’ordine al disordine e realizzare esperienze conoscitive e prassi coordinate in un insieme coerente e consapevole. Una società che esclude parte dei suoi componenti, è una società impoverita; la comprensione, volta ad innalzare le condizioni delle persone disabili, porterà inevitabilmente a considerare questo nostro pianeta un posto dove poter vivere meglio. Anche la Dichiarazione di Madrid mette, inoltre, in evidenza alcuni basilari concetti: - abbandonare l’idea che le persone disabili vadano trattate con compassione e prendere coscienza dei disabili come persone aventi diritto; - abbandonare l’idea di disabili come ammalati e prendere coscienza degli stessi come cittadini indipendenti e consumatori; - prendere coscienza delle decisioni e delle responsabilità degli stessi disabili per le questioni che li riguardano; - abbandonare l’attenzione ai deficit individuali e prendere coscienza dell’eliminazione delle barriere, della creazione di norme sociali e politiche, e dell’accessibilità alla cultura e all’ambiente circostante; - abbandonare l’abitudine di etichettare le persone disabili come dipendenti, incapaci di lavorare e prendere coscienza delle loro capacità e fornire loro i mezzi di sostegno appropriati; - abbandonare la convinzione che le scelte politiche ed economiche siano concepite per il beneficio di pochi e prendere coscienza di un mondo flessibile disegnato ad uso di tutti; - abbandonare le segregazioni inutili nell’ambito educativo, lavorativo e nelle altre sfere della vita e prendere coscienza dell’integrazione delle persone con disabilità nelle strutture normali; - abbandonare la convinzione che la politica per le persone disabili non ci riguardi o che sia materia di competenza di un solo ministero e collaborare per farla diventare parte integrante dei normodotati e responsabilità di tutto il governo.
Rispettando e mettendo in pratica queste brevi, ma basilari indicazioni, mi pare chiaro che l’approccio con il mondo della persona disabile potrà risultare più comprensibile in quanto, come accade in tutti gli ambiti della società, le stesse , formano un gruppo molto diversificato. Disabili aventi necessità complesse, a volte di grave dipendenza, e le loro famiglie, richiedono maggiori azioni specifiche da parte della società, mentre spesso sono le categorie più trascurate. Parimenti le donne con disabilità e disabili appartenenti a gruppi di minoranze etniche devono affrontare spesso una duplice discriminazione, derivante dall’interazione tra quella dovuta alla disabilità e quella suscitata dal sesso o dall’origine etnica. Questi casi rappresentano solo una parte del variegato e complesso pianeta dell’handicap. Dunque, è da ritenersi che: - occorre a questo punto promuovere una legislazione anti-discriminatoria, affinché siano eliminati gli ostacoli esistenti che le persone disabili incontrano nell’ambito della scuola, del lavoro e nell’accesso ai beni e ai servizi e la partecipazione attiva sia della società che delle persone disabili nell’affermare i propri diritti; - occorre un maggiore sostegno alle famiglie con portatori di handicap, in quanto esse hanno un ruolo fondamentale nella educazione e nell’inserimento sociale dei disabili; - occorre combattere combinando misure di integrazione e di azione positiva, laddove la discriminazione della donna (tanto più se è disabile), è da considerare un problema. - occorre infine, promuovere opportunità di scambio là dove non vi fosse la possibilità di farlo, fra i disabili, le loro famiglie, i loro rappresentanti e le associazioni, al fine di stabilire un obiettivo politico e sociale nuovo ed esteso a tutti i livelli, per coinvolgere i governi ed impegnarli a prendere decisioni mirate all’uguaglianza e all’integrazione. Nell’unione Europea vivono 38 milioni di persone in situazione di disabilità, pari ad una persona su dieci; in Italia le persone che convivono con forme di disabilità sono circa tre milioni e costituiscono circa il 3-4% della popolazione. Mi sono ritagliato questo spazio dedicato all’handicap sperando, quanto prima, di cominciare ad occuparci della realtà del territorio italiano .